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Diari di viaggio

Arrivederci Londra

Le parole non bastano a descrivere Londra, oggi più che prima ne sono convinto

Spendo sempre tempo a scrivere i miei diari di viaggio, oltre che per raccontare anche per tenere il ricordo dei miei viaggi. In questo viaggio però non sono stato in grado di scrivere un diario giornaliero, come ho fatto per altre mete.

Il motivo è molto semplice: Londra va veloce. Mi trovo in una vera e propria metropoli, enorme, piena di gente, macchine, linee della metropolitana dai nomi impronunciabili (e per fortuna che ci sono i colori per distinguerle). Ma soprattutto troppe cose da vedere per il tempo che ho a disposizione.

Ho preferito quindi dedicarmi interamente al viaggio, arrivando la sera in hotel distrutto ma con tanta voglia di scoprire ogni singolo aspetto della città.

Niente paura, racconterò tutto con i podcast e le foto che ho scattato nei prossimi giorni. Ci tengo però a fare un punto della situazione riferito a Londra. Mi trovo adesso in hotel, fuori piove (caratteristica di Londra, ma ieri mi ha regalato anche un po’ di sole) e il mio aereo è alle 19.30. Posso quindi prendermela molto con calma.

Non mi trovo in una zona centrale di Londra, sono a Wembley, proprio di fianco al celebre stadio. Nonostante sia una periferia (o meglio un vero e proprio paese alle porte di Londra) la zona è servilissima da qualsiasi mezzo pubblico, dalle ferrovie nazionali ai bus a due piani. Una scelta intelligente se si vuole risparmiare e magari riposare in una zona meno affollata del centro città.

Una zona che si sta rinnovando, come tutta la città del resto. Infatti tra le cose che di più mi ha colpito di Londra è proprio questo suo vivere nel futuro, pensare che non ho nemmeno cambiato i contanti, qui si paga tutto, ma davvero tutto, con la carta di credito. Dai mezzi pubblici (basta avere una qualsiasi carta di credito contactless) al sandwich con cappuccino. Ho persino trovato una bancarella di frutta che accettava i pagamenti con ApplePay.

Insomma tutta questa modernità che va a scapito della tradizione? No!

Londra non dimentica, Londra non si fa condizionare dal mondo moderno, lo accoglie così come fa con tutti i suoi abitanti e visitatori, con garbo e gentilezza, insegnando però quali sono usanze e qual’è la vera anima del paese. Si vive costantemente su una linea del tempo, trovandoci dal medioevo al futuro semplicemente girando l’angolo.

Caotica, certo, ma lo fa con classe, accompagnandoti nei suoi locali e senza lasciarti mai da solo.

Un pezzo di cuore lo lascio sempre a chi lo merita, e Londra è qualcosa di speciale, che va vissuta in ogni suo aspetto, capendolo ed amandolo.

Ora meglio muoversi, prima che mi dimentico qualcosa in hotel. A presto con i podcast dedicati alla città!

Saragozza in the rain – 3° giorno

Finita la pioggia…esce la neve!

Ricordando sempre che mi trovo in una delle regioni meno piovose della Spagna, e probabilmente di tutta l’Europa, il clima ha deciso di regalarmi un nuovo fenomeno atmosferico. Avevo già visto dalle previsioni che avrebbe vendicato, ma stentavo a crederci.

C’è da dire che a Saragozza sono super efficienti quando si tratta di nevicate, infatti appena esco dall’hotel vedo con piacere che tutti i marciapiedi sono coperti di sale. Va bene che sta nevicando, ma per due fiocchetti, mi sembra un po’ eccessivo.

I musei romani

Non mi resta molto da vedere, anzi direi che ho praticamente visto quasi tutto. Mi mancano da vedere i musei della Saragozza Romana. Esatto, perchè Saragozza fu fondata proprio dagli antichi romani; e non dei romani qualsiasi ma l’imperatore Cesare Augusto che oltretutto diede il suo nome alla città appena fondata: Caesaraugusta (praticamente impossibile da pronunciare. Chiamarla solo Cesara o solo Augusta si vede che non gli piaceva). Saranno gli arabi a dare il nome Saraqusṭa alla città conquistata circa tre secoli dopo la fondazione di Cesare.

I musei romani sono quattro: museo del foro, museo del Puerto fluviale, museo del Teatro e il museo de las Termas pùblicas.

Tutti i musei hanno in comunque l’impostazione. Si inizia la visita con una videoproiezione in spagnolo con i sottotitoli in inglese. Il mio spagnolo sta decisamente migliorando per fortuna, non sono mai riuscito a leggere i sottotitoli in nessuna lingua.

Mi sono pentito di non aver fatto la visita dei musei romani il primo giorno. Questi luoghi raccontano la storia della città sin dai suoi albori ed è utile, se non necessario, per capire fino in fondo questa città.

Nel museo del teatro inoltre, oltre che esserci un bellissimo bar con vista sul teatro, c’è una linea del tempo che parte dalla fondazione sino ai tempi moderni, raccontando le varie dominazioni e popolazioni che hanno vissuto e creato quella che è oggi Saragozza.

Il museo di Saragozza

Terminata la mia visita ai musei romani la prossima tappa è il museo di Saragozza, dato che ci sono passato davanti la sera prima ma era ormai chiuso.

All’interno del museo c’è una esposizione permanente di opere di Goya tra cui, oltre le stampe, i ritratti dei reali (Goya era diventato il ritrattista di corte) e altri nobili. In un’altra sala invece sono esposti i lavori di un artista giapponese e monili, corazze e kimono sempre provenienti dal Giappone.

Al piano terra invece una grande sala è dedicata alla storia di Saragozza, anche qui vengono esposti mosaici romani, sculture e anche ricostruzioni dei salotti romani.

Insomma una mattinata raccontata da Giulio Cesare.

Dato il freddo gelido il pomeriggio l’ho passato a fare qualche foto a Plaza del Pilar, approfittando del fatto che non piovesse né nevicasse.

Aspetto che faccia buio per fare un paio di foto di sera per poi tornare in hotel. Domani si torna a casa, meglio riposarsi e prepararsi per sfruttare al meglio le poche ore che mi restano da vivere in questo luogo di Spagna che merita di essere visitato con la giusta calma, perchè ha davvero tanto da raccontare.

Saragozza in the rain – 2° giorno

Viaggio nel tempo tra il Gotico e Goya

Un’altra giornata mi aspetta nella città di Saragozza. Nonostante il tempo la mia impressione su questa città è decisamente buona. Non è grande e si gira tranquillamente a piedi, per i più pigri comunque il tram percorre da sud verso nord praticamente tutta la città; inoltre il servizio pubblico è efficiente e ben disposto in tutta la città.

Anche oggi mi aspetta un bel po’ di acqua, anche se l’app del cellulare alimenta una piccola speranza che nel pomeriggio migliori. Ma va bhe, siamo viaggiatori no? E se piove ci bagniamo!

Dal mio hotel la strada migliore da fare per raggiungere Plaza del Pilar, dove voglio andare per visitare nuovamente la Basilica del Pilar e gli altri punti di interesse che ieri erano chiusi, è imboccare la Calle San Jorge, dove si trova inoltre il teatro romano Caesaraugusta, che porta praticamente dietro Plaza del Pilar.

La maggior parte dei luoghi da visitare chiude alle 14.00 per riaprire verso le 16.00, quindi devo gestire bene il mio tempo per ottimizzare la visita. Arrivato in piazza la situazione meteo è a dir poco sconvolgente, l’acqua scende a secchiate stile gavettoni a ferragosto e le mie scarpe sono ottime per lunghe camminate ma pessime per la pioggia. Non nego che ho rischiato di scivolare più volte tra rampe e scalini, con conseguente risatina degli spettatori.

Basilica del Pilar

I musei sono ancora chiusi, quindi la Basilica del Pilar è il luogo migliore da visitare e restare a riparo dal diluvio. La Basilica del Pilar dall’esterno è molto interessante, in stile Barocco con le cupole ricoperte da piastrelle colorate che contrastano col colore neutro della facciata e delle guglie. All’interno troviamo il classico stile barocco: cappelle, altari sfarzosi, organo e coro imponenti…

Quello che però fa la differenza è che questa basilica è realmente un luogo di culto e di pellegrinaggio, ci sono addirittura le bandiere dei paesi latino-americani, in quanto Nostra Signora del Pilar non solo è protettrice di Saragozza ma dell’intera Hispanidad, ovvero i paesi che parlano spagnolo nel mondo (oltre ai paesi latini in realtà c’è anche la bandiera filippina, anch’esso per diverso tempo sotto il dominio spagnolo). La basilica è stata la prima ad essere dedicata alla madre di Gesù ed il nome Pilar deriva dall’apparizione di Maria a Giacomo il maggiore. In questa apparizione Maria era seduta, appunto, su un pilar (pilastro). In un punto della chiesa è situato un inginocchiatoio dove si può venerare il pilastro in questione. All’interno della chiesa non si possono assolutamente fare foto, una guarda vi segue ovunque, ma proprio ovunque. Un altro obbligo, oltre a seguire le buone norme di quando si entra in qualsiasi luogo di culto, è prima di uscire fare una preghiera per il bene e la pace nel mondo.

Santa Maria del Pilar è importante da vedere, l’ingresso è gratuito, forse un po’ troppo frequentata e quindi ci si perde un po’ nella visita.

La Seo

A pochi passi dalla Basilica, andando verso il monumento a Goya, si trova la Catedral de El Salvador de la Seo, proprio sul sito del foro romano. Dall’esterno l’impatto è molto diverso rispetto al Pilar, infatti lo stile romanico della facciata è molto più semplice e meno appariscente. Ma come tutto nell’universo, la prima impressione non è quella che conta. Appena si apre la porta e si entra nella cattedrale ci si presenta uno spettacolo unico, lo spettacolo che, secondo il mio punto di vista, solo l’architettura gotica può dare. L’interno è completamente in stile gotico, le volte, innumerevoli cappelle, i dipinti, il tutto accompagnato da una musica che ci riporta indietro nel tempo. Contando che però da solo nella chiesa mi sono goduto appieno ogni opera d’arte presente nella cattedrale. Anche qui, come praticamente in tutta Saragozza, è vietato fare foto. All’interno della cattedrale, al primo piano, c’è il museo degli arazzi, interessante per gli arazzi ma ancora più interessante salire e guardare la piazza dall’alto attraverso le strette finestre tipiche di queste costruzioni. L’ingresso è a pagamento, ma 4 euro sono spesi davvero bene.

Museo Goya

Poco distante dalla Seo, circa un centinaio di metri, si trova il museo di Goya. Francisco José de Goya y Lucientes, nato in un paese proprio nei pressi di Saragozza, è uno dei più importanti artisti della Spagna e non solo, una figura molto importante per capire la storia della Spagna del tardo ‘700. Ci troviamo in un’epoca buia, dove la guerra affama e chi ci rimette sono, come da sempre, le persone comuni. Il museo di Goya offre un percorso molto interessante, che parte dagli artisti che hanno ispirato Goya per poi terminare con quella che è l’eredità del pittore, ovvero gli artisti che sono stati influenzati e hanno preso spunto per la loro arte. La parte del museo più bella è quella delle famose stampe di Goya, che raffigurano gli orrori della guerra, della vita, dell’ignoranza e della superstizione. Un po’ come Victor Hugo ne I Miserabili. L’importanza di Goya è proprio questa, la sua presa di posizione e denuncia contro quelli che sono i mali del tempo, compresa la Santa Inquisizione. Il film L’ultimo inquisitore (liberissima traduzione del titolo originale Goya’s gost) racconta proprio di Goya e del suo lavoro. Goya ha dato un nuovo modo di concepire la realtà e senza di lui molte correnti d’arte moderna non sarebbero mai esistite. Nel film inoltre ci sono diversi riferimenti sia alle opere che alle stampe.

Al termine della visita all’interno del museo ho avuto la fortuna di guardare l’esposizione temporale che termina l’11 febbraio. La mostra Desastres de la Guerra. Jake & Dinos Chapman en torno a Goya racconta le oscenità della guerra, con diversi riferimenti al nazzismo, utilizzando la medesima arte di Goya, ovvero con le stampe, molte delle quali rivisitate direttamente da quelle del Maestro. Purtroppo la mostra termina a breve, ma il museo di Goya è permanente ed è davvero un luogo unico da visitare con il giusto tempo. Io ci sono rimasto dentro due ore e mezzo.

Il castello dell’Aljaferia

Tocca camminare un bel po’ prima di arrivare al castello dell’Aljaferia, circa un paio di chilometri da Plaza del Pilar. Arrivare è molto semplice, seguire il fiume Ebro contro corrente e una volta arrivati a Plaza Europa girare a sinistra.

La sua costruzione risale al IX secolo durante la dominazione araba. Il suo nome infatti significa Palazzo di Jaʿfar. Da palazzo islamico, dopo la caduta del potere arabo, è diventato un palazzo cristiano, mantenendo però la costruzione e diversi elementi tipici dell’architettura araba. Oggi, oltre ad essere un luogo turistico, è la sede del parlamento aragonese. L’ingresso costa 4 euro ed è molto bello da visitare. Forse poco valorizzato ma se si vuole vedere un castello in ottime condizioni questo è il luogo più adatto.

Essendo appunto la sede del parlamento aragonese c’è anche una stanza dove si può guardare una videoproiezione che racconta e spiega il simbolismo della bandiera di Aragona.

Museo di scienze naturali e il Patio de l’Infanta

Tornando verso il centro dal Palazzo dell’Aljafeira, dopo un aver fatto un salto al mercato centrale (mercato al coperto dove vendono frutta, verdura, carne e frutta secca) mi dirigo verso il Patio de l’Infanta. Il Patio de l’Infanta è un cortile della casa di un banchiere ebreo del XVI secolo. La cosa interessante è che verso gli inizi del ‘900 è stato smontato per poi essere rimontato a Parigi. Negli anni 80 però fa il suo rientro a Saragozza e viene messo all’interno del palazzo della Iberia Caja, una baca spagnola, che ne è proprietaria e ne ha fatto un ingresso separato rispetto agli uffici, in modo da dare la possibilità ai turisti di poterlo ammirare gratuitamente.

Poco distante dal Paio si trova il museo di scienze naturali. Inizialmente non era in programma una visita, ma dato che ero li, e dato che anche questo ingresso è gratuito, gli dedico un po’ di tempo.

Il museo è all’interno dell’università di medicina di Saragozza, quindi si può visitare tranquillamente l’edificio e le se stanze. Ne vale la pena visitare i vari piani e le biblioteche.

Il museo si trova al piano interrato. Ci sono diversi fossili rinvenuti nella regione di Aragona, tra cui il fossile del coccodrillo marino più antico del mondo! Interessante anche la sala coi teschi dei nostri antenati, dall’australopiteco all’homo sapiens.

Quartiere San Miguel

Termino la giornata passando per il quartiere di San Miguel, non lontano dal centro storico. Questo quartiere è molto carino e si può spendere del tempo per negozi oppure in uno dei tanti locali. Il luogo ideale per concludere la serata.

 

Saragozza in the rain – 1° giorno

Viaggio nella capitale dell’Aragona: Saragozza

Una nuova avventura significa un nuovo diario di viaggio. Anche in questo viaggio sono diretto in Spagna,  in una città più piccola e decisamente meno gettonata rispetto a Barcellona. Basti pensare che l’unico volo diretto da Milano è operato da una sola compagnia, la nostra “amata” Ryanair.

Amo parlare di questa compagnia, ogni viaggio è sempre uno spunto per un racconto ai limiti del surreale; anche questa volta non mi ha deluso. A differenza dell’ultimo viaggio (potete leggere il diario del primo giorno a Barcellona per capire di cosa parlo) l’hostess era decisamente seria e professionale, in realtà ho scoperto durante il volo che il suo corpo era presente ma la mente era rimasta in chissà quale aeroporto. Ma i veri eroi sono altri, il primo è Gesù. Non proprio Lui, ma un suo super seguace, tanto da indossare abiti e calzari tipici della moda nazarena degli anni 0. Insieme a lui un gruppetto, vestiti simili, composto da una ragazza, una vecchina e un paio di ragazzi. Il mio primo pensiero è stato “oh che bello, un gruppo dedito alla meditazione che non farà rumore”. No, non è così. Appena seduto il “santone” inizia a fare una specie di comizio sulla storia della chiesa e dei suoi complotti che partono da San Pietro e arrivano a Papa Francesco, passando per le scissioni religiose e i nuovi ordini. Potrebbe anche interessarmi l’argomento, ma non alle 6 del mattino.

Ma non disperiamo, sicuramente i miei vicini di posto saranno tranquilli e prima di iniziare a pensare: due signore, credo del Ghana (l’ho dedotto perchè parlavano uguale alla mia amica Abla, un personaggio che indossa in estate dei sandali con le molle sui tacchi) che iniziano a litigare con altri passeggeri per il posto, il famoso posto che Ryanair non da vicino se non a pagamento. Fortunatamente si riescono ad accordare e si siedono di fianco a me. Il vero problema è che le due, oltre che essere decisamente poco delicate nel parlare, hanno una mole non indifferente, nel senso che ci stanno malapena nel sedile, con conseguente sconfinamento nel mio. Per fortuna ero nel posto corridoio, stretto nella morsa avrei fatto la fine della sardina. Non contente della litigata, una volta decollato, hanno iniziato a chiamare la hostess perchè volevano, inizialmente, acquistare acqua, profumi, cibo…ma non gli andava bene nulla tra le varie proposte e, dopo le voci insistenti nell’orecchio, le dita che, usate per indicare gli articoli sul carrello, finiscono svariate volte sulla mia testa (a momenti ci rimetto pure l’occhio) finalmente si calmano e posso godermi i miei 7 minuti di pace prima dell’atterraggio. A conclusione di tutto, non contente dello show durante il volo, hanno iniziato a far finta di piangere perchè dovevano scendere in fretta, e mentre facevano questo hanno iniziato a spingere stile Football americano. Nemmeno il nostro santone è riuscito a fermarle.

Certi aneddoti è meglio scriverli per tramandarli ai posteri, ma torniamo alle cose serie: Saragozza.

Saragozza è il capoluogo della regione Aragona, situata a circa 300 km da Madrid, Barcellona, Bilbao, Valencia e Tolosa; costruita sulla riva del fiume Ebro, si trova in una zona della Spagna prevalentemente desertica e caratterizzata da una scarsa piovosità. Addirittura detiene il primato come località meno piovosa di tutta la Spagna, fatta eccezione per il mio viaggio naturalmente. Mi ricordo che mia nonna mi raccontava che in Sicilia c’era la credenza che i calabresi portassero il maltempo ovunque andassero. Probabilmente le mie origini contano poco, ma non è la prima volta che trovo piogge anomale durante i miei viaggi.

Con questo non ho però da lamentarmi, posso vedere la città in una delle sue facce meno frequenti: sotto la pioggia.

Nonostante il maltempo, nella strada che dall’aeroporto va fino al centro della città (ci sono due modi per arrivare in città: in macchina/taxi oppure col bus 501 al costo di 1,80 €) si capisce subito che ci troviamo in una zona prevalentemente desertica, con qualche basso promontorio all’orizzonte, la terra arida e la vegetazione scarsa e poco verdeggiante non lasciano alcun dubbio.

Il deserto rappresenta per ognuno una qualcosa di diverso, ed ogni interpretazione è corretta. Per quanto mi riguarda il deserto rappresenta il viaggio, l’ignoto da attraversare per arrivare dopo fatiche, dubbi e ripensamenti alla meta. Un po’ il concetto dell’Esodo nella Bibbia, per restare in tema con nostro amico santone.

Saragozza ha una periferia abbastanza trasandata: palazzi incompiuti, costruzioni quasi distrutte, muri imbrattati e strade abbastanza sporche. Diciamo che il primo impatto non è dei migliori. Tuttavia man mano che ci si avvina al centro la città inizia a prendere forma e diventa più ordinata e accogliente. Saragozza non è un piccolo paese, conta oltre 700.000 abitanti, ma nonostante questo non ho trovato palazzi enormi come in altre città che disturbano la vista e spesso deturpano il paesaggio urbano.

Arrivato in centro un’altra cosa che mi fa ricordare che ci troviamo in una località poco piovosa è il fatto che non ci siano portici, e la pioggia aumenta.

Il mio hotel, Ibis Style Ramiro I, si trova nella zona nord-est della città, abbastanza vicino a Plaza de Espana e al centro storico. Inoltre l’hotel si trova su una delle vie principali con negozi, supermercati e tutto quello di cui si può aver bisogno.

Dato che la pioggia non sembra aver nessuna intenzione di cessare, anzi direi che ha tutt’altre intenzioni, non porterò la macchina fotografica, sarebbe inutile dato che passerei il tempo a pulire l’obiettivo dalle gocce e rischierei anche di danneggiare l’attrezzatura che non è impermeabile. Farò al massimo qualche foto col cellulare, lo scopo di questa mia prima giornata è fare il mio solito giro di perlustrazione per capire bene la città ed eventualmente trovare qualche punto per fare qualche bella foto (tempo permettendo).

Giro tranquillamente a piedi e con facilità arrivo a Plaza del Pilar, dove si trova la cattedrale e il monumento dedicato al grande artista simbolo di questa città: Goya.

Faccio un giro veloce sia fuori che dentro la cattedrale, avrò tempo di tornare con calma nei prossimi giorni anche per andare a visitare i musei che si trovano in prossimità della piazza e che la domenica sono chiusi. Per mia fortuna a Plaza del Pilar qualche portico c’è dove poter passeggiare senza inzupparsi troppo. Oltre ai portici, proprio di fronte alla cattedrale, c’è una piccola galleria dove all’interno ci sono bar e ristoranti, tra cui uno che fa la paella di sole verdure che sicuramente proverò.

Ci sono diversi locali dove potersi fermare in un giorno di pioggia, scelgo quello con la vista migliore sulla piazza per mangiare qualcosa e dare un’occhiata alla guida (ho una guida in spagnolo acquistata a Barcellona perché non sono riuscito a trovarne di valide in italiano) e al materiale che ho preso all’ufficio informazioni turistiche di Plaza del Pilar.

Studiando un po’ la cartina mi faccio qualche idea sul percorso da fare nei prossimi giorni e sostanzialmente i principali sono due. Uno parallelo all’Ebro, andando dalla zona di Las Fuentes fino al Palacio de la Aljafería, e l’altro esattamente perpendicolare al primo, formando quindi sulla mappa della città una croce. Il secondo percorso è inoltre quello della tramvia della città, quindi se si vuol fare un po’ di strada senza bagnarsi 1,50 di tram potrebbero essere un’ottimo investimento. Il bus turistico inizierà la corsa soltanto da marzo.

Dopo aver fatto ritorno all’hotel per asciugarmi un po’, scelgo di passare la serata passeggiando un po’ sotto la pioggia e trovare qualche luogo da visitare nei prossimi giorni.

Una volta asciugato, e riposato, il mio mini tour serale passa da Plaza de Espagna per andare verso l’Ebro. Passo davanti al mercato centrale, che dato l’orario è chiuso ma essendo al coperto può essere un ottimo luogo da visitare durante una giornata di pioggia, per poi arrivare al fiume costeggiando dall’esterno Plaza del Pilar.

Nonostante la pioggia la città di sera è davvero bella, le luci gialle danno un’aspetto sereno ed elegante ai ponti e ai monumenti, in particolare al Ponte di pietra e alla Basilica del Pilar. Dal Ponte di pietra inoltre ci sono diversi punti panoramici dove si possono scattare foto della basilica e del fiume.

Una città serena, tranquilla che anche sotto la pioggia mi ha dato diversi spunti per i prossimi giorni. Ho concluso la serata al Puerta Cinegia Zaragoza, un luogo molto particolare che tornerò sicuramente a frequentare. L’insegna indica Mecato Gastronimico ed è strutturato come uno shopping center, se non fosse stato per la pioggia probabilmente non sarei nemmeno entrato. Con mia sorpresa invece di trovarmi negozi di gastronomia scopro che si tratta di un insieme di più locali posizionati come su una piazza, il tutto su due piani. Oltre alle specialità del posto si può bere  una buona birra artigianale in un contesto informale e insolito. I due piani della costruzione sono a cerchio e al centro una statua gigante di Giulio Cesare (i prossimi giorni parleremo di Giulio Cesare e quale sia il suo legame con la città) appoggiato come se stesse aspettando la sua ordinazione al banco del bar.

Una certa davvero piacevole, che promette dei giorni altrettanto intensi per scovare ogni aspetto di questa città occasionalmente piovosa.

2° giorno>>

 

 

4 giorni a Barcellona – 4° giorno

Gli ultimi momenti prima del volo di rientro

Giunge al termine questo breve viaggio nella città di Barcellona. tra qualche ora dovrò essere in aeroporto per tornare a casa, ma ho il tempo necessario per fare ancora un giro per la città e magari visitare qualcosa che mi sono perso nei giorni scorsi.

Dopo aver fato il check-out in ostello, il Rock Palace per chi si fosse perso il diario dei giorni scorsi, il mio pass della metro, con la BCN Card, non è ancora scaduto, quindi direi che si può sfruttare fino all’ultimo.

Nonostante la mia idea iniziale fosse quella di restare nella zona di Paseig de Gràcia, dove c’è la fermata del treno che porta direttamente in aeroporto, decido di andare nella zona del porto visitata il giorno precedente.

Sono circa le nove del mattino e la zona del centro commerciale Marenostrum sta ancora dormendo. Questa è una fortuna perché il porto è praticamente vuoto, se non per gli addetti alle pulizie, e c’è una luce fantastica, il sole basso e le tonalità calde. Ideale per sbizzarrirsi con qualche foto.

In questo punto della città si trova l’acquario. Avevo già visto il giorno prima gli orari e i prezzi dell’ingresso (20 € intero ma 16 € con la BCN Card) ma non mi sono fermato a visitarlo per dare priorità al resto. Dato che ho abbastanza tempo, il mio volo parte la sera, a questo punto mi conviene entrare. Amo il mare e la vita acquatica. Lo zaino è molto più pesante degli altri giorni dato che ho preso tutto dall’ostello, quindi spero in un armadietto dove poter depositare il bagaglio. Il solito sistema dell’euro stile carrello del supermercato.

Ci sono diversi acquari, ognuno con un ecosistema e pesci diversi. Davvero ogni genere, dai pesci tropicali a quelli di acqua dolce. L’acquario che mi interessa di più è però quello con il tunnel, dove i pesci nuotano sopra le nostre teste!

Qui dentro ci sono squali di ogni dimensione, lo spettacolo è carino, ma avendoli visti in natura l’emozione è un po’ smorzata. Per i più coraggiosi si ha anche la possibilità di nuotare con gli squali o vederli mentre  si è immersi all’interno di una gabbia. Lo squalo è un simpaticone, non se la prende più di tanto con l’uomo.

Quello che purtroppo non mi è piaciuto è vedere i pinguini. Esatto, a Barcellona è possibile vedere i pinguini all’interno dell’acquario. Per carità è bello vederli, sono animali bellissimi e molto buffi, ma anche loro ho avuto la fortuna di vederli in natura, mi piange un po’ il cuore a vedere degli animali costretti in una vita finta. Alle 11,30 è l’orario in cui vanno a dare da mangiare ai pinguini, quindi mi fermo per vedere un po’. Niente, la ragazza poco allegra allunga qualche pesce ai pinguini. No, meglio vederli a casa loro e non a Barcellona.

Ci sono anche spazi per i bambini, dove possono giocare e imparare qualcosa della vita marina. A mio avviso è un po’ caro per quello che offre, e i pinguini in gabbia davvero non mi piacciono.

Finita la mia visita faccio un giro allo shop al piano terra, prima dell’uscita. Avrei anche comprato qualcosa, ma dopo che alla cassa non si sono manco accorti della mia esistenza ho preferito andare a riprendere lo zaino. Ricordate il sistema del carrello della spesa? Ecco, all’Aquario la moneta se la tengono loro.

Un po’ deluso dall’acquario prendo la metropolitana diretto sempre in zona Gràcia. Qui in zona ci sono altre cose interessanti da visitare che mi sono perso nei giorni scorsi. Dato che sono proprio li vicino opto per il museo egizio, anche questo gratis con la BCN Card.

Il museo è molto ben organizzato, non enorme ma ben tenuto. La ragazza alla cassa inoltre mi fa una bella introduzione su ciò che andrò a vedere, e lo fa con la giusta passione di chi ama quello che sta facendo. Oltre alle mummie “umane” ci sono anche diverse mummie di ibis e altri animali, nonché la storia del ritrovamento della tomba di Tutankamon è un tema ben trattato e spiegato. Monili e altri oggetti sono in uno stato di conservazione sorprendente!

Ormai il tempo passa, ho giusto il tempo di farmi un ultimo pranzo veggie qui a Barcellona, quindi trovo un piccolo ristorante di cucina vegana e catalana. Il locale è un seminterrato molto accogliente, ben arredato e pulito. Si può mangiare un menu completo con meno di 15 euro e l’accoglienza è davvero ottima. Un cameriere, sui 25 anni credo, di origini italiane mi accoglie, mi fa accomodare e mi spiega con un italiano un po’ titubante l’offerta del giorno. Il suo italiano sarà titubante, ma il ragazzo parla 4 lingue e riesce a servire una decina di tavoli contemporaneamente. Se avevo qualche dubbio sul dono dell’obiquità oggi ho avuto la conferma che esiste!

Tempo ormai esaurito per altre visite, meglio andare verso l’aeroporto. Riprendo il treno, lo stesso dell’andata, praticamente lo stesso posto e…lo stesso fisarmonicista rock che, questa volta accompagnato dal collega col contrabbasso, intonando la stessa canzone: ” Hit the road Jack and don’t you come back no more, no more, no more, no more. Hit the road Jack and don’t you come back no more. What you say?”

Barcellona è una città molto particolare, a mio avviso difficile da capire. La sua storia è spesso coperta dalle grandi catene di negozi che in qualche modo coprono quella che è la sua vera anima. Barcellona è arte, espressione e spirito di collettività. Fermarsi a vedere Barcellona solo per il suo aspetto ludico sarebbe come guardare una bella ragazza solo da lontano.

Al prossimo viaggio

Paolo

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4 giorni a Barcellona – 3° giorno

La zona sud della città, il Montjuïc, il porto e la città vecchia

Mi aspetta una nuova giornata a Barcellona. Ho riposato bene all’ostello Rock Palace, soprattutto perché ho camminato talmente tanto che la sera prima sono tornato in camera praticamente zoppicando: questa vita sedentaria mi sta uccidendo!

Mi sono accorto però, grazie alla fatica, di avere ancora muscoli nelle gambe, e come ogni scansafatiche che si rispetti, appena un muscolo si ricorda di esistere, ci si sente dei veri eroi, non Superman eh, ma Batman sicuramente.

Sistemo la macchina fotografica nello zaino, controllo che gli obiettivi siano puliti, la scheda di memoria non sia piena e il livello della batteria. A proposito di batteria, colgo l’occasione per far notare uno dei vantaggi di una reflex digitale. La reflex, avendo la possibilità di fare le inquadrature anche a macchina spenta, ha una durata di batteria superiore rispetto ad altre fotocamere; questo sempre che non scattiate in Live View.

Cappello, sciarpa, piumino andiamo ad affrontare anche oggi, come ieri, il freddo della città. Uscito dall’ostello, con non poca sorpresa, mi accorgo che il vento è cambiato e ad accarezzarmi il viso, o quel poco che resta scoperto dal cappello e dalla sciarpa, è un’aria calda che sa di mare. Quasi mi ero dimenticato che a Barcellona c’è il mare.

Fatta colazione in un bar non distante dal Paseig de Gràcia, mi dirigo verso la fermata del bus turistico (ho un altro biglietto da utilizzare), oggi però mi dedico al percorso rosso, che percorre la parte sud della città.

Il bus è un po’ diverso da quello del percorso blu, molto più vecchio e senza il caricabatterie, ma il personale ha la stessa gentilezza e i sedili sono sufficientemente comodi. Le prime fermate sono nelle zone già visitate ieri, quindi mi metto comodi perché resterò sul bus per un po’. Metto gli auricolari e ascolto un po’ di curiosità che l’audioguida racconta. La musica dell’audioguida, non lo avrei mai detto, è peggio di quella di ieri. In compenso la voce è uguale a quella di Fabrizio Frizzi e, essendo la voce di Woody di Toy Story, mi sembra di viaggiare con un personaggio della Pixar.

Passo quindi nuovamente sulla Diagonal, la via che percorre Barcellona, appunto, in diagonale. Questa via, forse già detto nel diario del secondo giorno ma lo ripeto, è la via ideale per gli amanti dell shopping. Ci sono davvero un sacco di negozi di ogni tipo, principalmente catene internazionali. Quasi tutti i 13km della Diagonal sono costeggiati da negozi che fanno orario continuato fino alle 21. In Spagna hanno degli orari davvero assurdi, soprattutto per mangiare. Si pranza, non ho capito bene, intorno alle 14/15 e si cena intorno alle 22/23, questo giustifica gli orari di chiusura dei negozi a questi orari. Se state passeggiando per Barcellona intorno alle 19 e trovate le serrande dei locali a metà tranquilli, non stanno chiudendo, stanno per aprire.

Non essendo un amante dello shopping ed avendo già visitato questa zona, resto seduto finché non arrivo a Plaça d’Espanya. Nonostante il nome della piazza appena si arriva tutto ci si aspetterebbe tranne che trovarsi in Spagna. Infatti il segno caratteristico di questa piazza sono due bellissime torri venete che introducono il viale che porta fino al Palau National, ai piedi del monte (in realtà è una collina ma mi hanno detto di non dirglielo perché si offende) Montjuic.

Il Palau National è un’edificio di una bellezza unica e senza tempo. Nonostante le apparenze, essendo in stile rinascimentale spagnolo, il palazzo è stato realizzato nel 1929 dal disegno dell’architetto modernista Josep Puig i Cadafalch. Fu sede dell’EXPO del ’29 ed oggi è la sede del Museo nazionale d’arte della Catalogna.

Tutta questa zona è da vivere sia di giorno, meglio nelle prime ore del mattino quando c’è poca gente e la luce del sole regala colori caldi, che di sera, quando si possono apprezzare i giochi di luci della Fònt Magica de Montjuic. Da visitare qui anche il giardino botanico.

Da segnalare che per salire al Palau National ci sono sia le scale che le scale mobili. I miei piedi hanno ringraziato per questo gli ideatori, gli architetti, gli operai e l’intera città di Barcellona.

Dopo essermi perso a fare qualche foto al Palau ritorno al punto dove il bus mi ha lascito, ovvero a Placa d’Espana. In questa piazza, si trova il centro commerciale Arenas che però un tempo era il luogo dove venivano svolte le corride. In Catalunia le corride sono vietate.

Si può accedere alla terrazza del centro commerciale tramite un ascensore, da qui si gode una bella panoramica della piazza e delle vie che si incontrano. Costa 1 € salire, posso permettermelo.

Dopo la terrazza prendo di nuovo il bus che come prossima fermata indica Montjuic. In realtà, una volta che il bus procede nella sua direzione, mi accorgo che mi trovo esattamente dove ero poco fa, dietro il Palau National. Le fermate della linea rossa in effetti sono molto vicine tra loro in questo punto. Avrei fatto prima a farmi una passeggiata fino alla Fundació Joan Miró.

Con la BNC Card ho l’ingresso gratuito, quindi direi che non ho nessuna scusa per non entrare. L’audioguida non è inclusa e costa 4,50 €, comunque la prendo. Le audioguide sono un buon mezzo per imparare qualcosa ed essenziali per chi, come me che sono dislessico, ha difficoltà nella lettura. Amo l’arte in ogni sua forma ma non conosco bene Mirò, visitare la fondazione mi ha fatto conoscere un’artista interessante sia dal punto di vista delle opere che della sua personalità. Un vero catalano amante dell’oriente, in particolare il Giappone, che si ribella agli schemi tradizionali sia dell’arte che del mondo degli artisti e collezionisti. La stessa fondazione, ad opera dell’architetto Josep Lluís Sert, nella sua semplicità riesce a dare importanza all’opera e all’artista senza distrarre con fronzoli o decorazioni. La fondazione possiede oltre 10.000 opere di Mirò, che si ami o meno l’arte questo è un luogo da visitare obbligatoriamente se si va a Barcellona.

Uscendo dalla fondazione Mirò mi dirigo verso la teleferica che porta fino al casello di Montjuic. Ci sono due modi per arrivare: a piedi co col mio bus turistico. La distanza è veramente breve e se non si è eccessivamente stanchi si può andare tranquillamente a piedi. Io prendo il bus.

Anche qui ho uno conto con la BNC card, il 20% sul biglietto andata/ritorno. Anche se non avessi avuto lo sconto sarei salito comunque, nonostante soffra di vertigini amo vedere le città dall’alto. In cima al Montjuic, scendendo dalla teleferica, arrivo al castello. Il castello è molto bello e ben tenuto, se non fosse per le scritte sui cannoni si fa un salto nel tempo senza dover usare troppa immaginazione. Mi fermo a fare qualche foto della città e del porto dall’alto dei 173 metri sopra il livello del mare (ricordiamo però di non chiamare il Montjuic collina perché potrebbe offendersi, o almeno così dicono i catalani). Si può anche entrare nel castello, il costo è di 5 €, ma non avendo molto tempo decido di tornare indietro. Una volta tornato a casa me ne pento, sarebbe stato molto interessante poterlo visitare.

La mia prossima tappa sarebbe il museo di Picasso, nel Barrio Gotico, ma prima vorrei mangiare qualcosa e, dato il tragitto del bus, mi fermo nella zona del porto, proprio di fronte al monumento a Colombo. Al porto c’è un altro centro commerciale che si chiama Mare Nostrum (per chi non lo sapesse è il nome antico del Mar Mediterraneo, tradotto: Mare de Noattri).

Oltre al fatto che si possono visitare negozi e mangiare nei diversi  ristoranti con vista mare, questa zona è completamente nuova e offre spazi dove potersi rilassare ammirando il mare, lasciandosi alle spalle la città. Ed è proprio quello che faccio, dopo aver mangiato qualcosa di veloce (qui a Barcellona si mangiano Tapas, non chiedetemi una reale definizione delle tapas perché non l’oh capita) mi godo un po’ di relax tra il mare, il sole e il mio sigaro toscano.

Mi dirigo a questo punto verso il museo di Picasso, che mi dicono essere uno dei più importanti della città. Per arrivare il bus percorre la strada del porto vecchio e della zona costiera nuova, quella costruita in occasione delle olimpiadi del 1992. La zona residenziale di questa parte della città è stata costruita per ospitare gli atleti durante i giochi olimpici; oggi le case sono state vendute, diventando uno dei quartieri più alti della città. Questo rappresenta un po’ una svolta per Barcellona, in quanto prima di allora i cittadini più abbienti risiedevano nella zona alta della città, mentre la zona portuale restava più povera.

Scendo alla fermata dello zoo, che non ho nessuna intenzione di visitare. Preferisco vedere gli animali liberi. Procedo quindi in direzione del museo Picasso. Non ci sono indicazioni, quindi chiedo informazioni. Gli abitanti di Barcellona sono molto disponibili e parlano inglese, capirsi non è affatto difficile. Se non si parla inglese comunque l’italiano è una lingua molto simile al catalano, ancora più che lo spagnolo, quindi non siate timidi a chiedere. Nonostante il mio senso dell’orientamento pari a quello di un lombrico, arrivo abbastanza facilmente al museo. La vera sfida è entrare. Al museo Picasso ci sono tre ingressi, uno nomale, uno per chi ha la BCN card e uno, credo, per i gruppi. Non essendoci nessuna indicazione su questi ingressi entro nel primo che capita. Esibisco la mia BCN Card (l’ingresso al museo è gratuito per i possessori) e mi dicono che devo andare all’altro ingresso. Dall’interno, il museo si trova in un palazzo antico on una piccola corte, vado all’altro ingresso. Faccio il biglietto, metto lo zaino nell’armadietto (ogni museo ha un armadietto con la chiave dove poter mettere lo zaino. Per usarlo serve 1 euro che poi verrà restituito, un po’ come il carrello della spesa). “Desidera l’audioguida?” mi chiede, o almeno questo è quello che ho capito, la ragazza alla biglietteria. “Sì” rispondo io. “allora in fondo, non alla prima, non alla seconda, ma alla terza porta a sinistra deve chiederla”. Ottimo, torno di nuovo indietro, prendo l’audioguida, il prezzo è 5 €, e ritorno di nuovo alla biglietteria. Ma non è qui che devo entrare! L’ingresso del museo è in mezzo tra la biglietteria e il tizio delle audioguide.

Bene, finalmente riesco ad entrare. Questo museo è molto importante per chi vuol capire l’arte di Picasso. Infatti qui non vediamo i celebri quadri del pittore, bensì vediamo ciò che ha realizzato quando era solo uno studente. Picasso ha iniziato molto presto a dipingere, anche perché suo padre era insegnante presso l’accademia di belle arti. Si può vedere, visitando il museo, il percorso intero che ha portato l’artista ad arrivare a quella che è la sua tecnica, il suo stile inconfondibile. Piuttosto che l’audioguida, che non è molto precisa, sarebbe meglio fare una visita guidata.

Ormai è sera, e anche la mia visita della città di questa giornata è giunta al termine. Oggi credo di aver capito fino in fondo il carattere di questa città. L’arte è ciò che domina e senza comprendere questa arte non potremo mai capire Barcellona. Il modernismo, il futurismo, il cubismo sono sparse ovunque. Gaudì, Mirò e tutti gli altri grandi nomi hanno lasciato in ogni angolo della città il loro contributo. Barcellona è proprio questo, una tela che ogni artista ha contribuito a realizzare e lo spirito dei catalani, il loro ardore e il loro senso di appartenenza si cela in ogni singolo angolo della città.

Trascorro la serata passeggiando tra i vicoli del Barrio Gotico, domani si torna a casa.

Quarto giorno >>

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4 giorni a Barcellona – 2° giorno

La parte nord della città, Gaudì e la città moderna

La giornata inizia presto all’ostello Rock Palace. La notte è stata tranquilla, sono da solo in stanza e le finestre isolano bene dai rumori della strada. Unica pecca degli ostelli in generale è il non poter accendere autonomamente la luce e, forse la cosa più importante, avere il bagno in camera. In realtà non mi pesa la situazione dato che sono praticamente da solo su tutto il piano.

Senza perdere troppo tempo mi preparo per la giornata, avendo due biglietti del bus turistico, scelgo di percorrere l’itinrario blu, che porta da Passeig de Gràcia alla zona nord della città. Proprio a Passeig de Gràcia, di fronte a Casa Batllò, si trova la fermata più vicina all’ostello.

Il bus è il classico bus a due piani col piano di sopra aperto, ma mi guardo bene dall’andare al piano di sopra dato che, nonostante il clima mite di Barcellona, non è che faccia proprio caldo. Appena salgo mi viene data la cartina dei percorsi (si può salire e scendere quando si vuole e fare l’itinerario che si preferisce tra i tre a disposizione), gli auricolari per l’audioguida e un carnet con sconti da usare in locali e attrazioni. In realtà con la BCN card posso usufruire di una scoutistica superiore rispetto a quella offerta dal bus.

La comodità di questo bus è il wi-fi gratuito e la possibilità di caricare il telefono tramite la presa USB vicino al sedile. Le informazioni che offre la guida sono essenziali ma interessanti, peccato la musica terribile che fa da sottofondo.

Le prime fermate sono relativamente vicine al mio alloggio ma io decido di restare a bordo fino alla parte alta della città. Passo comunque davanti a diversi punti di interesse come la Pedrera (una delle tante incomprese opere di Gaudì) e la Casa de les Punxes, opera dell’architetto Josep Puig i Cadafalch creata come residenza dei nobili del 900. Passo dunque davanti alla famosa Sagrada Familia che andrò a visitare però nel pomeriggio. Scendo dal bus soltanto alla fermata dell’Avenida Tibidabo, ai piedi dell’omonima collina che domina la città. Ci troviamo in una zona molto ricca della città e lo si capisce dalle ville, dalle scuole e dalle molte cliniche private che percorrono il viale. Per arrivare in cima alla collina, circa 500 metri sopra il livello del mare, bisogna prendere l’autobus della linea urbana e la funicolare. Purtroppo per me la funicolare aprirà soltanto a febbraio, e siamo solo a metà gennaio.

La giornata è molto fredda, quindi cerco di camminare per scaldarmi, ma il vento è abbastanza forte e quindi, dopo qualche foto panoramica, torno alla mia fermata del bus verso la prossima meta.

Lascio quindi l’Avenida Tibidabo per recarmi al Reial Monestir de Santa Maria de Pedralbes. Il monastero è molto significativo per la città, alcune tradizioni vengono ripetute ancora oggi dai tempi del medioevo. Ci troviamo in un luogo davvero magico, che merita una visita approfondita sia all’interno che all’esterno del monastero.

Dopo aver visitato il monastero mi dirigo nuovamente alla fermata del bus. Attraverso quindi ancora qualche punto della città, passando davanti al famoso stadio del Barcellona, o per gli amici Barsa. La società sportiva del Barcellona è qualcosa di molto significativo per gli abitanti della città, anche perché non fa parte solo la squadra di calcio, ma il Barsa ha anche volley, basket e rugby. Si trova qui anche il museo del Barsa, quindi gli appassionati sportivi troveranno qualcosa di davvero speciale!

La mia prossima fermata però è Diagonal, ovvero sull’Avenida Diagonal, la strada che attraversa in diagonale, appunto, la città di Barcellona. Siamo in una zona anche qui molto ricca e moderna. Grattacieli, negozi e sedi di aziende e banche fanno da cornice ai vasti viali trafficati. Una curiosità: il simbolo della Caixa Bank, che ha sede proprio a Barcellona, è stato ideato da Mirò e si dice rappresenti un uomo che lascia cadere delle monete, come a versarle alla banca. A mio parere sembra una stella marina che si è tagliata le vene, più o meno il concetto è quello.

Per gli amanti dello shopping e dei centri commerciali il luogo da visitare è il centro commerciale Diagonal Mar, costruito in orizzontale è tra i più grandi d’Europa, o almeno questo è quanto mi dice la guida.

Passeggiare sulla Diagonal non è solo piacevole per gli amanti dello shopping, ma ci si può rilassare su una panchina ai piedi di una palma al cinguettio di piccoli pappagalli verdi. Alla fermata Diagonal inoltre c’è anche la fermata del percorso rosso del bus turistico.

Camminando per le strade di Barcellona si può notare che è una città che ha lavorato molto per l’accessibilità. Oltre il 90% delle strade non presenta barriere architettoniche, mentre l’80% della rete dei trasporti pubblici è munita di ausili per i portatori di handicap.

Per mangiare ci si può davvero sbizzarrire, soprattutto per chi, come me, è vegetariano. Infatti praticamente ogni ristorante o taperia della città ha un’offerta vegetariana o vegana. I menù costano dai 10 ai 15 euro a seconda dell’offerta e del ristorante. Naturalmente, si beve sangria!

Mangio nei pressi della Sagrada Familia in un piccolo locale non affollato. Dopo un pasto caldo, una sangria ghiacciata e un caffè solo (per ordinare un caffè normale in Spagna si dice cafè solo), mi dirigo verso l’opera più famosa di Gaudì. Arrivato ai piedi della chiesa mi rendo conto del perché sia effettivamente così famosa. Tralasciando il fatto che sia ancora incompiuta (Gaudì infatti morirà investito da un tram prima che venga ultimata), ci troviamo di fronte ad un’opera davvero unica che rispecchia la religiosità mistica del suo ideatore. Un elogio alla religione cattolica e allo stesso tempo alla natura, alla quale l’artista si è ispirato in ogni sua opera. Anche le gru sembrano avere una certa armonia nel complesso. Oltre alla chiesa l’ideale è fermarsi per ascoltare il bellissimo suono delle campane. Una melodia che sembra uscire da un carillon, che ferma il tempo stesso. La cosa affascinante è proprio pensare ad un suono di un piccolo carillon che esce da un edificio così grande ed importante. Se vi piacciono le foto naturalistiche qui è possibile fotografare i pappagalli che dominano gli alberi del parco di fronte alla chiesa.

Restando in tema Gaudì la mia prossima destinazione è il Parco Güell. In realtà non si tratta proprio di un parco, bensì di un grosso fallimento immobiliare. Infatti Eusebi Güell, imprenditore nonché committente di svariate opere di Gaudì, commissionerà a quest’ultimo la realizzazione di un quartiere nuovo per famiglie benestanti. Questo progetto però si rivelerà un grandissimo fallimento e ciò che resta è il bellissimo parco. Ci troviamo in una zona molto particolare della città, non mi lascia sorpreso che l’investimento di Güell non sia andato a buon fine. Oltre ad ammirare l’inconfondibile stile architettonico di Gaudì dal parco si gode di una vista dell’intera città dall’alto.

Riprendo il bus in direzione dell’ostello, ormai il sole è sceso, così come la temperatura, e voglio lasciare la macchina fotografica e rilassarmi un po’ prima di godermi un’altra serata.

Passo la serata a gironzolare nei pressi di Plaza Catalnia per poi dirigermi nuovamente alla Rabla. Fumando il mio sigaro toscano seduto su una panchina inizio a riflettere su un grosso dilemma che mi sono posto: perché la Rabla è piena di chioschi che vendono fiori e piante?

Terzo giorno >>

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4 giorni a Barcellona – 1° giorno

L’arrivo in città, il MCBA, la Rabla e il Barrio Gotico.

Cogliere la vera essenza di questa città non è stato affatto facile. Di solito già all’arrivo molte località impongono, talvolta con prepotenza, la loro essenza, il loro volto. Per Barcellona non è stato così, ho dovuto scavare, ho dovuto capire e svestirla in ogni suo angolo.

Questo piccolo appostamento romano, chiamato al tempo dei nostri antenati Barcino, è oggi una città multietnica, globalizzata e multiculturale. Ma non fermiamoci ai suoi viali colmi di catene internazionali di negozi; la sua storia è nelle vie, nei negozietti e nelle piazze. Barcellona è soprattutto arte, arte espressa in diverse forme, dal fare skateboard ai piedi del museo d’arte contemporanea (il MACBA), alla musica per le strade e alle migliaia di opere d’arte sparse per la città. L’arte di Gaudì è la presenza predominante nella città, ma possiamo scoprire anche le opere di altri maestri come Mirò e Picasso.

Il mio consiglio è di non fermarsi all’apparenza di Barcellona: caotica, affollata e viali di shopping. Spendere qualche giorno nella capitale della Catalunia potrebbe regalare spunti ed emozioni nuove. Questi sono i miei quattro giorni a Barcellona.

1° giorno – L’aereo

Parto dall’aeroporto di Orio al Serio. La volo è molto presto, alle 8 del mattino. Questo mi permette di poter godere dell’intera giornata a Barcellona. Sono già stato a Barcellona un paio di volte ma soltanto per poche ore, quindi direi che si tratta della mia prima visita della città. La compagnia con cui volerò non è tra le mie preferite, ma quando il biglietto è un regalo di natale non si può discutere! Viaggio solo col bagaglio a mano, non voglio viaggiare con ingombri e non voglio attendere il ritiro della valigia. Per chi fosse interessato il mio equipaggiamento è scritto nell’articolo Consigli per un fotobagaglio a mano.

Gli ultimi viaggi che ho fatto sono stati molto più impegnativi e con compagnie decisamente più confortevoli. La pulizia dell’aereo viene fatta in contemporanea all’uscita dei precedenti passeggeri, subito dopo tocca a noi salire a bordo. Non voglio sapere come è stato pulito, davvero, non mi va.

La prima cosa che noto è che manca la tasca porta oggetti, o riviste. I miei piani di organizzarmi libro, occhiali, cellulare e documenti della tasca del sedile svaniscono in un attimo. Data la recente decisione da parte della compagnia di far pagare un supplemento per la scelta del posto, molti passeggeri, con la stessa prenotazione, che non hanno voluto pagare tale supplemento, ognuno a modo suo cerca di risolvere il problema. Chi saluta con affetto: “Ciao amore, ci vediamo all’arrivo”, chi si siede ugualmente, e col compagno inizia a pregare santi ed angeli di ogni gerarchia “fa che sia sia vuoto, fa che sia vuoto…tu non preghi?”. Chi gentilmente domanda se può cambiare posto “scusi, sa io e il mio ragazzo siamo divisi, lei è solo, se va al posto della signora vestita di giallo e lei si siede al finestrino facendo cambio col ragazzo coi rasta, che sicuramente non ha pagato, così non facciamo il viaggio separati”. Ma il ragazzo coi rasta ha pagato, e non ha nessuna intenzione di lasciare il suo posto, rendendo vano il piano sopra descritto. Io, come in altre occasioni, mi fingo straniero, che non si sa mai. Dell’hostess nemmeno la voce.

Inizia il volo, e dopo le solite istruzioni per il salvataggio in caso di atterraggio di fortuna, ammaraggio…(che poi ditemi, sperate davvero di riuscire a gonfiare il giacchetto giallo?) finalmente la voce della hostess. Un accento di Milano che così forte erano anni che non sentivo: “Buongiorno passeggeri, benvenuti sul volo … -più o meno recitava così- per i vostri pancini affamati abbiamo per voi delle deliziose brioches al cioccolato, le mie preferite, e caffè di ogni tipo preparato in modo speciale per una colazione da campioni. Con soli 5 euro potrete assaggiare le nostre gustose proposte”. Il tutto con lo stesso tono che usano le maestre d’asilo quando parlano ai bambini (che poi credo che il bambino capisca anche se parlassero normalmente).

Dopo la colazione iniziano i consigli per gli acquisti di: profumi, gratta e vinci, cartine della città alla modica cifra di 3 euro, il modellino dell’aereo e un lobo del pilota. C’è chi ha pagato il biglietto andata/ritorno 19,90 e tra priority pass (a volte necessario date le nuove disposizioni per il bagaglio a mano descritte in questo articolo: Ryanair e la nuova politica del bagaglio a mano), profumi, gratta e vinci, mangiare e tutto ciò che si può acquistare, non ha risparmiato così tanto. Per fortuna ho avuto modo di fare viaggi molto più lunghi, quindi la durata è stata davvero ridicola, meno di due ore. Ho perso più tempo a fare code in viale Monza a Milano.

L’arrivo a Barcellona

Sceso dall’aereo ho un primo appuntamento con l’ufficio del turismo di Barcellona che si trova, uscendo dall’area ritiro bagagli, sulla sinistra dietro la statua di un cavallo. Devo ritirare due biglietti per il Bus turistico e acquistare la BCN card. Il bus turistico mi servirà per girare la città con qualche info tramite l’audioguida, mentre la BCN card è il mio lasciapassare per musei e linea urbana. Non è necessario farla, la convenienza nel fare questa card sta in cosa si vuole fare. A chi non interessa visitare i musei è sufficiente acquistare l’abbonamento alla linea dei trasporti pubblici, ma sappiate che vi state perdendo qualcosa.

All’ufficio del turismo sono gentilissimi e parlano anche italiano. Mi dirigo dunque verso la metro per raggiungere il centro della città e iniziare la mia visita. La piantina della metropolitana non è a mio avviso molto chiara. Ci sono un sacco di linee di tutti i colori e migliaia di nomi di stazioni, l’incubo di ogni dislessico come me. Chiedere informazioni è la soluzione migliore e, nonostante i miei tentativi di parlare il mio impeccabile spagnolo, esprimersi in inglese è stata la scelta migliore. Tutti a Barcellona parlano inglese.

Un’altra soluzione per raggiungere il centro è con l’Aerobus che con poco più di 5 euro dall’uscita dell’aeroporto vi porta in centro a bordo di un confortevole bus dotato anche di wi-fi.

Avendo fatto la BCN card ho preferito sfruttarla e prendere la metro. In realtà dall’aeroporto la linea è quella delle ferrovie RENFE che ferma in coincidenza con molte stazioni della metro e si trova a pochi passi dall’aeroporto, attraversando un tunnel pedonale che passa sopra la strada.

Il treno non è moderno, ma sicuramente più pulito e confortevole della linea Lecco-Milano. Appena prendo posto, reduce dalle ossessionanti proposte di acquisto durante il volo, mi accingo a rilassarmi ammirando il panorama. La pace non dura molto, dopo qualche secondo dall’altra parte della carrozza odo lui: il fisarmonicista. Apro una piccola parentesi: da quando Siam Viaggi si è trasferita nel centro di Lecco, ogni giorno lo stesso fisarmonicista, nello stesso posto (praticamente sotto la finestra del mio ufficio), suona tutto, ma proprio tutto, il pomeriggio la stessa canzone; provocando in me non poche tendenze suicido/omicida. Tornando a Barcellona e al nostro musicista, non mi va a suonare proprio la stessa canzone del collega di Lecco? Eh no, anche qui no! Ad un certo punto però, 5 secondi di silenzio, l’amico musicista inizia a suonare, e cantare, un medley di “Rock around the Clock” e “Hit the road Jack” che ha reso il viaggio decisamente piacevole e divertente.

Dal finestrino del treno il panorama è quello tipico della periferia di una grande città: fabbriche e condomini popolari, campi sportivi…Mi ricorda un po’ dove sono cresciuto.

Arrivo in città

Come detto precedentemente la mappa delle fermate della metro non mi era tanto chiara, e a bordo del treno la situazione non cambia. Pertanto, da professionista del viaggio qual io sono, decido di fare la cosa migliore quando ci si trova in queste situazioni: vado a caso. Decido, alla seconda o terza fermata interrata, di scendere, tanto ormai sarò arrivato. Come in tutto nella vita ci vuole fortuna, infatti azzecco la fermata giusta: Passeig de Gràcia, proprio di fronte alla famosa Casa Batllò (opera straordinaria di Gaudì). Questa è una zona molto centrale di Barcellona, che consiglio anche per la scelta dell’alloggio (il mio infatti si trova a un isolato dalla fermata della metro Passeig de Gràcia). Proprio perché è una zona centrale è una zona frequentata da turisti e non, quindi fate attenzione a dove mettete i piedi. Lo dico perché, proprio all’uscita della metro, quella che può sembrare un’area pedonale è in realtà il passaggio riservato ai taxi e a Barcellona, così come in altri posti nel mondo, il taxi passa e poco gliene frega se sei sulla sua strada, lui deve passare! Quindi quando uscite dalla metro, prima di guardarvi intorno per ammirare la meraviglia architettonica che vi si pone davanti, guardate bene a dove mettete i piedi.

Dato che il mio zaino è abbastanza pesante, la prima cosa che decido di fare è andare a togliermi un po’ di peso recandomi al mio alloggio. Durante il mio soggiorno a Barcellona alloggerò all’ostello Rock Palace Sant Jordi. L’ostello si trova a Carrer de Balmes, una delle vie principali di Barcellona che parte da Plaza Catalunia e arriva fino ai piedi del monte Tibidabo. Oltre ad avere la fermata della metro Paseig de Gràcia a un isolato, la fermata del bus turistico, e le fermate dei bus di linea, sono a pochi passi. Altra comodità è il market 24h proprio di fianco all’ostello. L’accoglienza è cordiale, molto smart. Non è solo un ostello, ma un ostello rock, quindi anche il personale. Ovunque ci sono immagini che richiamano ai grandi gruppi rock ti tutti i tempi, anche all’interno dell’ascensore c’è l’immagine di Elvis che ci accompagna fino al piano. La pulizia è impeccabile e la mia è una stanza da 4 letti (che sarà in realtà una singila perchè non arriveranno altri ospiti). A parte la scomodità di non avere il bagno in camera il resto è davvero bello. Il punto più bello più è una sorta di piccolo santuario del rock, un luogo di ritrovo con una vetrata stile basilica gotica e chitarre elettriche (e che chitarre) appese alle pareti. Insomma se ami la musica, in particolare il rock, un salto lo farei.

Tolti i  vestiti dallo zaino preparo  la macchina fotografica per andare a fare un giro della città e scattare qualche foto. Sono circa le due ormai e non ho molta fame, quindi decido di girare esclusivamente a piedi per godermi bene la città.

Non ho una meta precisa, quando arrivo in un posto nuovo mi piace fare un primo giro di perlustrazione in libertà, senza farmi dei piani ben precisi. Tuttavia quando si ha poco tempo la soluzione migliore è quella di avere un piano ben preciso, in modo da poter visitare il più possibile senza perdersi, e qui il consiglio di affidare i propri viaggi a chi lo fa di mestiere. Mi dirigo verso sud seguendo il Carrer de Balmes, la via del mio ostello. Le strade non sono affollate, è domenica, e posso godermi le strade lineari, l’architettura variegata e i cortili delle case. La mia prima impressione non è delle migliori, ad occhio Barcellona sembra una città come tante altre che ho visitato quindi decido di addentrarmi tra i vicoli per scoprire u po’ l’interno della città, sempre prestando la giusta attenzione, ho comunque una macchina fotografica al collo e Barcellona è una grande città.

Muovendomi tra i vicoli giungo, per mia fortuna e non perché lo avessi deciso, al MACBA, il museo di arte contemporanea di Barcellona. Oltre all’interno, dove si possono ammirare opere di vari artisti, la cosa che mi ha sorpreso di più è la vita che c’è sulla strada. Molti, moltissimi ragazzi di varie età che seduti per terra mangiano e chiacchierano in tranquillità mentre altri si destreggiano con i loro skateboard con acrobazie, più o meno riuscite, sulle gradinate del museo. Se amate la fotografia potrebbe essere un buon posto dove fare degli ottimi scatti, oppure fare pratica, con la tecnica del panning oppure con scatti a tempi brevi.

Dal MACBA la famosa Rambla non è affatto distante, quindi mi addentro di nuovo in qualche vicolo per raggiungerla. Tra questi vicoli consiglio di stare attenti perché potreste incontrare personaggi non proprio ben intenzionati. Se vedete o pensate che qualcuno vi stia seguendo, mantenete sempre la calma e non fatevi vedere agitati, allungate il passo quel tanto che basta per arrivare ad una via principale o comunque più frequentata.

Dopo un paio di isolati arrivo alla Rambla, la via pedonale che dal porto sale verso Placa Catalunia. Io arrivo più o meno all’altezza della fermata della metro Liceu, dove si trova il teatro. Passeggio verso il porto fino ad arrivare al monumento a Cristoforo Colombo, il Mirador de Colon, sul quale è possibile anche salire per vedere la Rambla dall’alto, ma io salirò l’ultimo giorno.

Dopo qualche foto al monumento e alla via mi dirigo verso il Barrio Gotico, il quartiere dove si può ammirare la bellezza e l’unicità dell’arte gotica catalana. Lo stile gotico di Barcellona è molto particolare, direi unico e girare tra i vicoli del di questo Barrio (che significa semplicemente quartiere) ci offre uno scenario completamente diverso da quello visto appena arrivati in città nella zona del Passeig de Gràcia.

Per scattare belle foto consiglio di visitare il Barrio al tramonto, in modo che la differenza di luce che si crea tra i vicoli e le guglie dei palazzi non sia troppa, col rischio di fare foto sovraesposte in alcuni punti, se non bruciate (come mi è capitato). Inoltre all’imbrunire lo scenario è molto suggestivo, accompagnati dalla musica rock contrapposta ai canti sacri di fronte al Museo Frederic Marès. Proprio qui prosegue la mia visita e mi dedico alla visita del museo. L’ingresso è gratuito per i possessori della BCN card e si trova nel vecchio palazzo della santa inquisizione. Il museo è diviso su più piani e all’interno c’è veramente di tutto. Si passa da una collezione di statue sacre e centinaia di crocifissi di ogni tipologia e dimensione, risalenti intorno al 1100. Statue, sculture e, all’ultimo piano, una collezione di qualsiasi cosa, dai soldatini di piombo alle biciclette d’epoca. Nella sala 7 inoltre ho scovato quella che ho definito la “galleria dell’eros”, dove ci sono piccole fotografie risalenti ai primi del 900 che raffigurano donne in biancheria intima che si svestono o rivestono. La biancheria dell’epoca non è certo quella di oggi, e mi fa sempre sorridere quello che è lo scenario erotico ai tempi del pudore. Per approfondimenti leggete l’articolo sul museo: Museo Frederic Marès.

Dopo il museo decido di tornare all’ostello per riposarmi un po’ prima di fare un giro serale. La notte a Barcellona è davvero speciale, si capisce che la vera vita è quando il sole scende, tenendo anche conto che in Spagna si mangia davvero tardi rispetto all’Italia e, soprattutto, ad altre zone del mondo. Insomma alle 11 di sera è normale veder passeggiare famiglie anche coi bambini a seguito. Nel percorso di ritorno mi imbatto nella meravigliosa Cattedrale di Barcellona, acque questo uno spettacolo che merita di essere fotografato con le luci della sera. Facilmente ci si imbatte, come mi è successo, in diverse persone che con una scusa o l’altra vi chiedono soldi, chi per un caffè chi per chiamare il fidanzato perché è incinta (naturalmente vogliono solo spillare soldi per fini probabilmente poco leciti).

Ed è proprio sulla Rambla che si conclude questa mia prima giornata, tra le luci dei locali e buffi venditori di marijuana che per chiederti se vuoi acquistare infilano la mano nella tasca e la muovono su e giù, talvolta facendo strani versi ambigui con la bocca, tipo i segnali che si vedono tra i giocatori di briscola.

Secondo giorno>>

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