EventiMondiali di Rugby del 1995 in Sudafrica

Rugby: lo sport che, grazie a Mandela, riuscì ad unire una nazione

I mondiali di Rugby del 1995 in Sudafrica furono il primo evento competitivo incentrato sul rugby dopo la fine dell’apartheid. Esso durò ben 46 anni, dal 1948 al 1994, e fu il sistema di segregazione, discriminazione e violenza razziale sviluppatosi in Sudafrica quando prese il potere la minoranza bianca del Partito Nazionalista.

Anche se l’80% della popolazione era nera, il rugby era praticato quasi esclusivamente dagli afrikaner (popolazione di pelle bianca) in quanto si tratta di uno sport principalmente di origine olandese e tedesca. Nella nazionale infatti c’era un solo giocatore di colore su 26 bianchi.

Mandela pensò che ospitare i mondiali in Sudafrica fosse l’occasione perfetta per unire la popolazione. Decise quindi, dopo l’incontro con il capitano Francois Pienaar, di organizzare dei momenti di incontro tra la nazionale sudafricana e gli abitanti neri come gli allenamenti aperti al pubblico oppure la visita alla prigione a Robben Island dove fu prigioniero egli stesso. I giocatori impararono anche l’inno nazionale per la popolazione nera “Nkosi Sikelel’ iAfrika”.

Il rugby è uno sport bestiale giocato da gentiluomini. Il calcio è uno sport per gentiluomini giocato da bestie. Il football è uno sport bestiale giocato da bestie – Henry Blaha

Il campionato iniziò il 25 maggio 1995 e fin da subito il Sudafrica eliminò tutte le squadre del suo girone: per prima l’Australia nella partita inaugurale e successivamente la Romania e il Canada. Agli ottavi sconfisse Samoa e ai quarti la Francia, arrivando così a disputare la finale contro la Nuova Zelanda il 24 giugno del 1995.

A pochi minuti dall’inizio della partita, dopo l’haka (la danza tradizionale maori), un boeing 747 volò sopra i tifosi presenti allo stadio Ellis Park di Johannesburg augurando in bocca al lupo alla squadra Sudafricana con la scritta “Good Luck Bokke”. 

Fu un testa a testa dall’inizio, dopo il secondo tempo concluso con 9 a 9, l’arbitro annunciò i supplementari. A pochi minuti dalla fine il punteggio è di 12 a 12 ma Stransky riesce a concludere l’azione che porterà il Sudafrica alla vittoria del mondiale.

Nella foto il presidente Mandela, con cappellino e maglia della nazionale, che consegna la coppa al capitano Pienaar:

 

 

 

 

 

 

 

 

Tra i giocatori della formazione Springboks vogliamo ricordare in particolare Chester Williams morto prematuramente all’età di 49 anni il 6 settembre 2019. Chester non solo è stato una leggenda del rugby a livello mondiale, ma era il simbolo di una nazione che abbandonava decenni di scontri e divisioni.

Se volete approfondire l’intera storia vi consigliamo la visione del film “Invictus” diretto da Clint Eastwood e candidato agli Oscar per il “miglior attore protagonista” e per il “miglior attore non protagonista”. Molte scene del film sono dedicate a Chester. La prima candidatura riguarda Morgan Freeman nei panni di Nelson Mandela, mentre la seconda Matt Damon per l’interpretazione del capitano della nazionale sudafricana François Pienaar.

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