Diari di viaggio4 giorni a Barcellona – 1° giorno

22/01/20180

L’arrivo in città, il MCBA, la Rabla e il Barrio Gotico.

Cogliere la vera essenza di questa città non è stato affatto facile. Di solito già all’arrivo molte località impongono, talvolta con prepotenza, la loro essenza, il loro volto. Per Barcellona non è stato così, ho dovuto scavare, ho dovuto capire e svestirla in ogni suo angolo.

Questo piccolo appostamento romano, chiamato al tempo dei nostri antenati Barcino, è oggi una città multietnica, globalizzata e multiculturale. Ma non fermiamoci ai suoi viali colmi di catene internazionali di negozi; la sua storia è nelle vie, nei negozietti e nelle piazze. Barcellona è soprattutto arte, arte espressa in diverse forme, dal fare skateboard ai piedi del museo d’arte contemporanea (il MACBA), alla musica per le strade e alle migliaia di opere d’arte sparse per la città. L’arte di Gaudì è la presenza predominante nella città, ma possiamo scoprire anche le opere di altri maestri come Mirò e Picasso.

Il mio consiglio è di non fermarsi all’apparenza di Barcellona: caotica, affollata e viali di shopping. Spendere qualche giorno nella capitale della Catalunia potrebbe regalare spunti ed emozioni nuove. Questi sono i miei quattro giorni a Barcellona.

1° giorno – L’aereo

Parto dall’aeroporto di Orio al Serio. La volo è molto presto, alle 8 del mattino. Questo mi permette di poter godere dell’intera giornata a Barcellona. Sono già stato a Barcellona un paio di volte ma soltanto per poche ore, quindi direi che si tratta della mia prima visita della città. La compagnia con cui volerò non è tra le mie preferite, ma quando il biglietto è un regalo di natale non si può discutere! Viaggio solo col bagaglio a mano, non voglio viaggiare con ingombri e non voglio attendere il ritiro della valigia. Per chi fosse interessato il mio equipaggiamento è scritto nell’articolo Consigli per un fotobagaglio a mano.

Gli ultimi viaggi che ho fatto sono stati molto più impegnativi e con compagnie decisamente più confortevoli. La pulizia dell’aereo viene fatta in contemporanea all’uscita dei precedenti passeggeri, subito dopo tocca a noi salire a bordo. Non voglio sapere come è stato pulito, davvero, non mi va.

La prima cosa che noto è che manca la tasca porta oggetti, o riviste. I miei piani di organizzarmi libro, occhiali, cellulare e documenti della tasca del sedile svaniscono in un attimo. Data la recente decisione da parte della compagnia di far pagare un supplemento per la scelta del posto, molti passeggeri, con la stessa prenotazione, che non hanno voluto pagare tale supplemento, ognuno a modo suo cerca di risolvere il problema. Chi saluta con affetto: “Ciao amore, ci vediamo all’arrivo”, chi si siede ugualmente, e col compagno inizia a pregare santi ed angeli di ogni gerarchia “fa che sia sia vuoto, fa che sia vuoto…tu non preghi?”. Chi gentilmente domanda se può cambiare posto “scusi, sa io e il mio ragazzo siamo divisi, lei è solo, se va al posto della signora vestita di giallo e lei si siede al finestrino facendo cambio col ragazzo coi rasta, che sicuramente non ha pagato, così non facciamo il viaggio separati”. Ma il ragazzo coi rasta ha pagato, e non ha nessuna intenzione di lasciare il suo posto, rendendo vano il piano sopra descritto. Io, come in altre occasioni, mi fingo straniero, che non si sa mai. Dell’hostess nemmeno la voce.

Inizia il volo, e dopo le solite istruzioni per il salvataggio in caso di atterraggio di fortuna, ammaraggio…(che poi ditemi, sperate davvero di riuscire a gonfiare il giacchetto giallo?) finalmente la voce della hostess. Un accento di Milano che così forte erano anni che non sentivo: “Buongiorno passeggeri, benvenuti sul volo … -più o meno recitava così- per i vostri pancini affamati abbiamo per voi delle deliziose brioches al cioccolato, le mie preferite, e caffè di ogni tipo preparato in modo speciale per una colazione da campioni. Con soli 5 euro potrete assaggiare le nostre gustose proposte”. Il tutto con lo stesso tono che usano le maestre d’asilo quando parlano ai bambini (che poi credo che il bambino capisca anche se parlassero normalmente).

Dopo la colazione iniziano i consigli per gli acquisti di: profumi, gratta e vinci, cartine della città alla modica cifra di 3 euro, il modellino dell’aereo e un lobo del pilota. C’è chi ha pagato il biglietto andata/ritorno 19,90 e tra priority pass (a volte necessario date le nuove disposizioni per il bagaglio a mano descritte in questo articolo: Ryanair e la nuova politica del bagaglio a mano), profumi, gratta e vinci, mangiare e tutto ciò che si può acquistare, non ha risparmiato così tanto. Per fortuna ho avuto modo di fare viaggi molto più lunghi, quindi la durata è stata davvero ridicola, meno di due ore. Ho perso più tempo a fare code in viale Monza a Milano.

L’arrivo a Barcellona

Sceso dall’aereo ho un primo appuntamento con l’ufficio del turismo di Barcellona che si trova, uscendo dall’area ritiro bagagli, sulla sinistra dietro la statua di un cavallo. Devo ritirare due biglietti per il Bus turistico e acquistare la BCN card. Il bus turistico mi servirà per girare la città con qualche info tramite l’audioguida, mentre la BCN card è il mio lasciapassare per musei e linea urbana. Non è necessario farla, la convenienza nel fare questa card sta in cosa si vuole fare. A chi non interessa visitare i musei è sufficiente acquistare l’abbonamento alla linea dei trasporti pubblici, ma sappiate che vi state perdendo qualcosa.

All’ufficio del turismo sono gentilissimi e parlano anche italiano. Mi dirigo dunque verso la metro per raggiungere il centro della città e iniziare la mia visita. La piantina della metropolitana non è a mio avviso molto chiara. Ci sono un sacco di linee di tutti i colori e migliaia di nomi di stazioni, l’incubo di ogni dislessico come me. Chiedere informazioni è la soluzione migliore e, nonostante i miei tentativi di parlare il mio impeccabile spagnolo, esprimersi in inglese è stata la scelta migliore. Tutti a Barcellona parlano inglese.

Un’altra soluzione per raggiungere il centro è con l’Aerobus che con poco più di 5 euro dall’uscita dell’aeroporto vi porta in centro a bordo di un confortevole bus dotato anche di wi-fi.

Avendo fatto la BCN card ho preferito sfruttarla e prendere la metro. In realtà dall’aeroporto la linea è quella delle ferrovie RENFE che ferma in coincidenza con molte stazioni della metro e si trova a pochi passi dall’aeroporto, attraversando un tunnel pedonale che passa sopra la strada.

Il treno non è moderno, ma sicuramente più pulito e confortevole della linea Lecco-Milano. Appena prendo posto, reduce dalle ossessionanti proposte di acquisto durante il volo, mi accingo a rilassarmi ammirando il panorama. La pace non dura molto, dopo qualche secondo dall’altra parte della carrozza odo lui: il fisarmonicista. Apro una piccola parentesi: da quando Siam Viaggi si è trasferita nel centro di Lecco, ogni giorno lo stesso fisarmonicista, nello stesso posto (praticamente sotto la finestra del mio ufficio), suona tutto, ma proprio tutto, il pomeriggio la stessa canzone; provocando in me non poche tendenze suicido/omicida. Tornando a Barcellona e al nostro musicista, non mi va a suonare proprio la stessa canzone del collega di Lecco? Eh no, anche qui no! Ad un certo punto però, 5 secondi di silenzio, l’amico musicista inizia a suonare, e cantare, un medley di “Rock around the Clock” e “Hit the road Jack” che ha reso il viaggio decisamente piacevole e divertente.

Dal finestrino del treno il panorama è quello tipico della periferia di una grande città: fabbriche e condomini popolari, campi sportivi…Mi ricorda un po’ dove sono cresciuto.

Arrivo in città

Come detto precedentemente la mappa delle fermate della metro non mi era tanto chiara, e a bordo del treno la situazione non cambia. Pertanto, da professionista del viaggio qual io sono, decido di fare la cosa migliore quando ci si trova in queste situazioni: vado a caso. Decido, alla seconda o terza fermata interrata, di scendere, tanto ormai sarò arrivato. Come in tutto nella vita ci vuole fortuna, infatti azzecco la fermata giusta: Passeig de Gràcia, proprio di fronte alla famosa Casa Batllò (opera straordinaria di Gaudì). Questa è una zona molto centrale di Barcellona, che consiglio anche per la scelta dell’alloggio (il mio infatti si trova a un isolato dalla fermata della metro Passeig de Gràcia). Proprio perché è una zona centrale è una zona frequentata da turisti e non, quindi fate attenzione a dove mettete i piedi. Lo dico perché, proprio all’uscita della metro, quella che può sembrare un’area pedonale è in realtà il passaggio riservato ai taxi e a Barcellona, così come in altri posti nel mondo, il taxi passa e poco gliene frega se sei sulla sua strada, lui deve passare! Quindi quando uscite dalla metro, prima di guardarvi intorno per ammirare la meraviglia architettonica che vi si pone davanti, guardate bene a dove mettete i piedi.

Dato che il mio zaino è abbastanza pesante, la prima cosa che decido di fare è andare a togliermi un po’ di peso recandomi al mio alloggio. Durante il mio soggiorno a Barcellona alloggerò all’ostello Rock Palace Sant Jordi. L’ostello si trova a Carrer de Balmes, una delle vie principali di Barcellona che parte da Plaza Catalunia e arriva fino ai piedi del monte Tibidabo. Oltre ad avere la fermata della metro Paseig de Gràcia a un isolato, la fermata del bus turistico, e le fermate dei bus di linea, sono a pochi passi. Altra comodità è il market 24h proprio di fianco all’ostello. L’accoglienza è cordiale, molto smart. Non è solo un ostello, ma un ostello rock, quindi anche il personale. Ovunque ci sono immagini che richiamano ai grandi gruppi rock ti tutti i tempi, anche all’interno dell’ascensore c’è l’immagine di Elvis che ci accompagna fino al piano. La pulizia è impeccabile e la mia è una stanza da 4 letti (che sarà in realtà una singila perchè non arriveranno altri ospiti). A parte la scomodità di non avere il bagno in camera il resto è davvero bello. Il punto più bello più è una sorta di piccolo santuario del rock, un luogo di ritrovo con una vetrata stile basilica gotica e chitarre elettriche (e che chitarre) appese alle pareti. Insomma se ami la musica, in particolare il rock, un salto lo farei.

Tolti i  vestiti dallo zaino preparo  la macchina fotografica per andare a fare un giro della città e scattare qualche foto. Sono circa le due ormai e non ho molta fame, quindi decido di girare esclusivamente a piedi per godermi bene la città.

Non ho una meta precisa, quando arrivo in un posto nuovo mi piace fare un primo giro di perlustrazione in libertà, senza farmi dei piani ben precisi. Tuttavia quando si ha poco tempo la soluzione migliore è quella di avere un piano ben preciso, in modo da poter visitare il più possibile senza perdersi, e qui il consiglio di affidare i propri viaggi a chi lo fa di mestiere. Mi dirigo verso sud seguendo il Carrer de Balmes, la via del mio ostello. Le strade non sono affollate, è domenica, e posso godermi le strade lineari, l’architettura variegata e i cortili delle case. La mia prima impressione non è delle migliori, ad occhio Barcellona sembra una città come tante altre che ho visitato quindi decido di addentrarmi tra i vicoli per scoprire u po’ l’interno della città, sempre prestando la giusta attenzione, ho comunque una macchina fotografica al collo e Barcellona è una grande città.

Muovendomi tra i vicoli giungo, per mia fortuna e non perché lo avessi deciso, al MACBA, il museo di arte contemporanea di Barcellona. Oltre all’interno, dove si possono ammirare opere di vari artisti, la cosa che mi ha sorpreso di più è la vita che c’è sulla strada. Molti, moltissimi ragazzi di varie età che seduti per terra mangiano e chiacchierano in tranquillità mentre altri si destreggiano con i loro skateboard con acrobazie, più o meno riuscite, sulle gradinate del museo. Se amate la fotografia potrebbe essere un buon posto dove fare degli ottimi scatti, oppure fare pratica, con la tecnica del panning oppure con scatti a tempi brevi.

Dal MACBA la famosa Rambla non è affatto distante, quindi mi addentro di nuovo in qualche vicolo per raggiungerla. Tra questi vicoli consiglio di stare attenti perché potreste incontrare personaggi non proprio ben intenzionati. Se vedete o pensate che qualcuno vi stia seguendo, mantenete sempre la calma e non fatevi vedere agitati, allungate il passo quel tanto che basta per arrivare ad una via principale o comunque più frequentata.

Dopo un paio di isolati arrivo alla Rambla, la via pedonale che dal porto sale verso Placa Catalunia. Io arrivo più o meno all’altezza della fermata della metro Liceu, dove si trova il teatro. Passeggio verso il porto fino ad arrivare al monumento a Cristoforo Colombo, il Mirador de Colon, sul quale è possibile anche salire per vedere la Rambla dall’alto, ma io salirò l’ultimo giorno.

Dopo qualche foto al monumento e alla via mi dirigo verso il Barrio Gotico, il quartiere dove si può ammirare la bellezza e l’unicità dell’arte gotica catalana. Lo stile gotico di Barcellona è molto particolare, direi unico e girare tra i vicoli del di questo Barrio (che significa semplicemente quartiere) ci offre uno scenario completamente diverso da quello visto appena arrivati in città nella zona del Passeig de Gràcia.

Per scattare belle foto consiglio di visitare il Barrio al tramonto, in modo che la differenza di luce che si crea tra i vicoli e le guglie dei palazzi non sia troppa, col rischio di fare foto sovraesposte in alcuni punti, se non bruciate (come mi è capitato). Inoltre all’imbrunire lo scenario è molto suggestivo, accompagnati dalla musica rock contrapposta ai canti sacri di fronte al Museo Frederic Marès. Proprio qui prosegue la mia visita e mi dedico alla visita del museo. L’ingresso è gratuito per i possessori della BCN card e si trova nel vecchio palazzo della santa inquisizione. Il museo è diviso su più piani e all’interno c’è veramente di tutto. Si passa da una collezione di statue sacre e centinaia di crocifissi di ogni tipologia e dimensione, risalenti intorno al 1100. Statue, sculture e, all’ultimo piano, una collezione di qualsiasi cosa, dai soldatini di piombo alle biciclette d’epoca. Nella sala 7 inoltre ho scovato quella che ho definito la “galleria dell’eros”, dove ci sono piccole fotografie risalenti ai primi del 900 che raffigurano donne in biancheria intima che si svestono o rivestono. La biancheria dell’epoca non è certo quella di oggi, e mi fa sempre sorridere quello che è lo scenario erotico ai tempi del pudore. Per approfondimenti leggete l’articolo sul museo: Museo Frederic Marès.

Dopo il museo decido di tornare all’ostello per riposarmi un po’ prima di fare un giro serale. La notte a Barcellona è davvero speciale, si capisce che la vera vita è quando il sole scende, tenendo anche conto che in Spagna si mangia davvero tardi rispetto all’Italia e, soprattutto, ad altre zone del mondo. Insomma alle 11 di sera è normale veder passeggiare famiglie anche coi bambini a seguito. Nel percorso di ritorno mi imbatto nella meravigliosa Cattedrale di Barcellona, acque questo uno spettacolo che merita di essere fotografato con le luci della sera. Facilmente ci si imbatte, come mi è successo, in diverse persone che con una scusa o l’altra vi chiedono soldi, chi per un caffè chi per chiamare il fidanzato perché è incinta (naturalmente vogliono solo spillare soldi per fini probabilmente poco leciti).

Ed è proprio sulla Rambla che si conclude questa mia prima giornata, tra le luci dei locali e buffi venditori di marijuana che per chiederti se vuoi acquistare infilano la mano nella tasca e la muovono su e giù, talvolta facendo strani versi ambigui con la bocca, tipo i segnali che si vedono tra i giocatori di briscola.

Secondo giorno>>

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